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  • Palermo dietro i vetri di: 18,00

    La città, i suoi scrittori.
    Le finestre sono luoghi privilegiati di osservazione, specialmente se chiuse, specialmente se dietro i vetri la luce è spenta. Si osserva non visti ciò che accade nel mondo, come se il mondo non ci appartenesse; ci si perde nei propri pensieri osservando un punto nel vuoto, si fantastica, si costruiscono storie.
    Abbiamo chiesto a ventotto scrittori palermitani, per nascita o per adozione, di raccontare ciò che “vedono” dalla loro finestra, senza dare loro ulteriori indicazioni. Ne è risultato un caleidoscopio letterario, che racconta meravigliosamente i mille e mille volti di Palermo, le sue strade, le sue persone, le sue storie. Un percorso attraverso le contraddizioni e le idiosincrasie di una città che lotta ogni giorno per riaffermare se stessa, per salvare la propria identità senza rinunciare alla modernità.

  • La Sicilia che non c’è di: Butera Salvatore 14,00

    Dalle strade di Palermo percorse e ripercorse fra nostalgia, sconforto e difficili con- fronti, alle vicende economiche di un’Isola della quale viene messa in dubbio l’appartenenza stessa alla comunità nazionale, anche in conseguenza del fallimento dell’Autonomia regionale; dalle sorti del Banco di Sicilia, finito non per presunte con- giure nordiste quanto piuttosto per suoi limiti interni, ai molti ricordi, alle testimonianze, ai libri letti e amati. Salvatore Butera conduce ancora una volta in queste pagine la sua battaglia solitaria alla ricerca di una Sicilia che non c’è, una Sicilia che nonostante tutti i mutamenti e i molti passi in avanti non si può ancora definire pienamente moderna, interessata al progresso del Paese di cui è parte e che però così poco la conosce. Torna la Sicilia segregata di Gentile? Certamente no, dopo un secolo i tempi sono troppo cambiati. Ma l’opinione pubblica italiana continua a confinare l’Isola in un cantuccio marginale su cui sta scritto “mafia” e “Autonomia regionale”, entrambe fi- nite. Una terra che cresce nel turismo e nell’enogastronomia ma che stenta a farsi largo nelle attività produttive, nella concorrenza, nella competizione del mercato. Utopia? Forse, ma anche passione civile e coraggioso impegno personale.

  • Gente di mare di: Genco Mario 15,00

    Quello che vi accingete a leggere è il primo di tre libri che ricostruiscono una storia possibile della marineria siciliana dalla fine del XVIII secolo alla prima metà del XX. Una storia – in gran parte dimenticata o rimossa – scritta soprattutto negli enormi registri della Matricola della Gente di Mare di 1a Categoria dove per secoli la Capitaneria di Palermo e quelle di altri porti siciliani hanno minuziosamente annotato la vita marinara di migliaia di navi e marinai. Così, assecondando le suggestioni proposte da quei grandi registri, estendendo le ricerche negli archivi – da quelli statali e comunali a quelli parrocchiali e scolastici – nelle biblioteche e in piccola parte nel web, si sono ricostruiti, dentro una trama a maglie larghe ma sufficienti, la nascita e lo sviluppo della marineria mercantile dell’Isola. Quando i ragazzini imbarcavano come mozzi a otto anni, a diciotto uscivano dal Collegio Nautico con la licenza di ufficiale e a ventiquattro erano già capitani di lungo corso e comandavano i brigantini che si avventuravano nell’Atlantico, nel Mar Nero, nel Baltico; e nei mari del Sud, a loro ancora ignoti, dove trovavano le spezie e, almeno una volta, morte per eccidio. Si racconta di secolari capitani di mare, spesso imparentati strettamente – Fileti, Di Bartolo, Montechiaro, Pirandello, Rallo, Corrao,Vella, Stabile, Trifiletti, Corvaja, Costa, Culotta, Anatrà, Kirchner, Riso, Barbaro, Bot- tone, Laganà, Luna, Buonocore, Mattina, Messina, Naccari, Noera, Onorato, solo per citare i nomi presenti nei tre volumi, tra diecine di altri, per esempio i Pedone e i Parrinello – di come i più antichi fra essi fossero riusciti a conoscere finalmente la rotta giusta per gli Stati Uniti, dimenticando le maligne e fuorvianti indicazioni dei capitani americani.

  • L’isola di zucchero di: Monreale Nino 14,00

    L’industria della canna da zucchero in Sicilia (secc. XV-XVII)

    La Sicilia che si troverà qui è una terra di colture specializzate, di “industrie”, di grossi investimenti, di importanti scambi commerciali, di grandi profitti, di successi economici plurisecolari, ben diversa da quella “vinta” dei baroni e del grano che avrebbe perso, chissà quando, il treno della modernità. Tra i primi del Quattro, per tutto il Cinque e gran parte del Seicento è un quadro largamente positivo, e l’industria dello zucchero ha fatto la sua parte, contribuendo e approfittandone. Ma è una storia conosciuta poco e male, rispetto al peso e al significato che ha avuto nella economia dell’Isola. Farla conoscere ad un pubblico di non-specialisti, sfrondando i risultati di una precedente monografia, è lo scopo di questo libro.

  • Sicilia fatale di: Crisantino Amelia 14,00

    La Sicilia è stata da sempre considerata una terra di mito e di prodigi, d’approdi e di partenze, un miraggio in mezzo al mare in cui tanti popoli hanno trovato l’avamposto per dominare il Mediterraneo. La Sicilia è dunque anche terra di potere, un potere che “logora” non solo “chi non ce l’ha”, ma anche – col senno di poi – i tanti che si sono battuti per raggiungerlo e mantenerlo. I potenti che hanno subito la fascinazione di questa terra arsa dai contrasti e dalle brame ne sono rimasti a tal punto soggiogati che alla fine, per loro, l’Isola si è rivelata “fatale”. Una partita a scacchi con il destino che si ripete, con un copione sempre nuovo, nelle vite dei tanti personaggi che questo libro passa in rassegna dall’antichità ai giorni nostri. Un libro intrigante e originale, una scrittura agile e avvincente.

  • L’invasione silenziosa di: Lentini Rosario 14,00

    Storia della Fillossera nella Sicilia dell’800.

    Nella seconda metà dell’Ottocento, milioni di europei – viticoltori, proprietari e contadini, mez- zadri e salariati, industriali e sensali del vino – dovettero fare i conti con la Phylloxera vastatrix, un parassita introdotto nel vecchio continente dal Nord America, che avrebbe provocato la morte di miliardi di piante della Vitis vinifera, dal Portogallo alla Russia. La sua inarrestabile avanzata stravolse la viticoltura europea tradizionale, ridusse in miseria le popolazioni interessate e costrinse a reinventare la coltivazione partendo dall’incertezza assoluta sugli esiti del reimpianto su piede americano. L’evento ha riguardato anche la Sicilia, duramente colpita dall’infestazione, in un periodo in cui l’agricoltura – e non l’industria – rappresentava ancora la principale attività produttiva e fonte di reddito. Trascorsero decenni prima che si individuassero le soluzioni specifiche nelle diverse aree del Paese, in relazione alla natura dei terreni e alla compatibilità tra la Vitis europea colpita mortalmente e quella americana resistente al parassita. Appare, perciò, priva di spessore una lettura dell’evoluzione colturale novecentesca della preziosa ampelidea senza un’adeguata conoscenza della vicenda specifica. Il libro fornisce un per- corso di lettura agile e sintetico anche grazie all’ausilio della documentazione archivistica inedita e dei numerosi riferimenti bibliografici segnalati nelle note che corredano il testo.

  • La rivoluzione di latta di: Lentini Rosario 10,00

    Breve storia della pesca e dell’industria del tonno nella Favignana dei Florio
    di Rosario Lentini

    Questa guida storica tascabile, su Favignana e il suo ex Stabilimento di lavorazione del tonno, ha l’ambizione di non essere banale e di catturare l’interesse e l’attenzione tanto del lettore comune e disinformato, quanto di chi ritiene di saperne già abbastanza; non ha, invece, la presunzione di avere esaurito l’argomento e scommette sulla possibilità di collocarsi tra le innumerevoli pubblicazioni di argomento analogo, avendo evitato deliberatamente la carta patinata e rinunciato all’aneddotica, alla gastronomia e alla mitizzazione dei tonni e dei loro predatori. Le Egadi, le cave di calcarenite, la pesca millenaria mediante reti di posta, le ciurme di mare e di terra, gli abitanti e i relegati, i mercanti e gli imprenditori, provenienti dalla terraferma più vicina o da “fuori Regno”, i genovesi, prima e dopo i Florio, il grandioso stabilimento industriale ottocentesco, rappresentano le tessere di diverso colore dello stesso mosaico e si leggono come i paragrafi in sequenza di una storia unica e straordinaria, che ben poche isole possono vantare.

  • Sicilia e Inghilterra di: Scalia Tina Whitaker 19,00

    Sicilia e Inghilterra. Ricordi politici. La vita degli esuli italiani in Inghilterra (1848-1870), pubblicato per la prima volta in inglese nel 1907 e in una prima parziale versione italiana nel 1948, viene adesso riproposto in una nuova edizione integrale curata da Diletta D’Andrea. Nell’ampio contesto di scritti relativi ai rapporti economici, politici e sociali tra Sicilia e Inghilterra, il volume di Tina Whitaker Scalia contribuisce a gettare nuova luce su tali legami, molteplici e radicati nel tempo, ricostruendo preziosi particolari biografici sia dei tanti «amici inglesi degli esuli siciliani» a Londra, sia di alcuni dei protagonisti delle principali vicende storicorisorgimentali italiane. Il volume è arricchito da un saggio di Rosario Lentini.

  • All’ombra del grande Federico di: Bresc Henri, Sciascia Laura, 16,00

    Sotto Federico II, la Sicilia si copre di un variegato mantello di castelli e di città di nuova fondazione. Dietro l’immensa opera, si profila la figura di un architetto di stirpe nobile e di formazione colta, aperto alle innovazioni tecniche, Riccardo da Lentini. Specchio delle curiosità dell’imperatore e in stretta collaborazione con Federico, egli traduce in pietra il programma di rinnovo del regno, forza, pace, bellezza, igiene, ricchezza. A testimonianza della vastità e dello spessore politico ed estetico di questo programma, rimangono il castello Ursino di Catania, il castel Maniace di Siracusa, l’impianto urbano di Augusta, e molti altri reperti, spesso purtroppo oltraggiati dal tempo e dagli uomini.

  • L’intelligenza delle passioni di: La Barbera Paola 15,00

    Nel 1938 Laterza pubblica la Breve storia della architettura in Sicilia di Enrico Calandra. Una mirabile sintesi capace di cogliere i caratteri dell’architettura siciliana attraverso i secoli, dal- l’antichità al Novecento, improntata a una visione storiografica ancora oggi attuale, che a settant’anni di distanza dalla sua pubblicazione rimane un punto di partenza ineludibile e in- superato per le ricerche sull’architettura dell’isola. Eppure si tratta di un testo che, almeno se- condo Calandra, non avremmo mai dovuto leggere.

    Nell’esplorazione dei documenti – manoscritti, bozze, appunti, lettere – che raccontano la sin- golare vicenda di un testo sottratto al suo autore per essere pubblicato, affiorano i volti di di- versi personaggi, talvolta noti, altre volte insospettabili. Adolfo Omodeo, Benedetto Croce, Gustavo Giovannoni, attori a diverso titolo della vicenda che qui si racconta, ci conducono, attraverso un percorso inatteso, verso storie che superano i confini del testo, nei luoghi in cui nei primi decenni del Novecento si ripensano il ruolo della storia e il mestiere di storico e in quelli nei quali si rivendica un’autonomia disciplinare per la storia dell’architettura, al di fuori dell’ambito consolidato della storia dell’arte.

    A partire dalle pagine di un piccolo libro viene illuminato un momento cruciale per la storio- grafia architettonica italiana: quello in cui i tecnici, architetti o ingegneri, si propongono di mo- dificare la lettura data dagli storici dell’arte. Qui va cercata l’origine della peculiarità di una vicenda disciplinare che affida, a chi conosce e può praticare la professione dell’architetto, anche il compito di scriverne la storia passata o presente.

  • Carlo Sada di: Savorra Massimiliano 14,00

    Autore del celeberrimo teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania, inaugurato nel 1890, il milanese Carlo Sada (1849-1924) è stato uno dei protagonisti della cultura architettonica siciliana, tanto da diventare tra Otto e Novecento il più importante professionista al servizio della borghesia e dell’aristocrazia catanese.
    Formatosi prima all’Accademia di Brera e poi a Roma presso l’Accademia di San Luca, Sada acquistò notevole esperienza con Andrea Scala, all’epoca il più autorevole architetto di teatri ed edifici per lo spettacolo: al suo seguito, il giovane Sada arrivò a Catania per collaborare con il maestro alla realizzazione dell’importante teatro cittadino allora denominato “Nuovaluce”.
    Nella città etnea, dove trascorrerà il resto della sua vita, e in tutta la Sicilia orientale, ottiene ben presto numerosissimi incarichi: dalle residenze private ai palazzi pubblici, dai completamenti di chiese al disegno di cappelle ed edicole funerarie. Sada partecipò anche a prestigiosi concorsi nazionali e internazionali inserendosi, con il suo linguaggio eclettico, in quegli orizzonti culturali cosmopoliti che gli consentirono – al pari dei Basile e di Damiani Almeyda – di affermarsi come uno dei più aggiornati architetti operanti nella Sicilia fin de siècle.
    Il libro propone una visione di sintesi – finora mai tracciata – della sua biografia, restituendo al contempo un quadro di ampio respiro della sua attività professionale. Grazie allo studio dei materiali documentari, iconografici e a stampa, editi e inediti, conservati in diversi archivi, nonché attraverso la riproduzione di immagini (d’epoca e attuali), si ricostruisce qui l’affascinante vicenda della realizzazione di molte sue opere e la genesi di importanti progetti rimasti sulla carta.

  • Si agitano bandiere di: Costanza Salvatore 14,00

    Tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ‘60, la tematica risorgimentale entra nel dibattito politico e culturale con le ragioni stesse del revisionismo storiografico, che ribalta vecchi stereotipi dell’agiografia nazionalista. Narrativa e saggistica di Sciascia prodotte in questo periodo ne costituiscono, insieme, la misura e la decantazione letteraria.

    Dal Risorgimento pre-unitario ai fatti di Bronte e alle ambigue vicende di Palermo, dei “pugnalatori” (1863) e alla rivolta del sette e mezzo (1866), lo scrittore di Racalmuto trae dalla storia della Sicilia l’idea di una serie ininterrotta di ingiustizie contro la ragione e gli “uomini ragionevoli” nonché l’immagine di un popolo perennemente sospeso tra speranze e delusioni. Nello stesso periodo, la storia declinata al presente offre a Sciascia l’occasione per ripensare al “sicilianismo retorico”, la cui crisi si sconta nell’operazione Milazzo, e inoltre per rimettere in campo, con la comparsa stessa del Gattopardo (1958), il giudizio su borghesia e aristocrazia siciliane.

    Sciascia avrebbe voluto qualificare in una chiave diversa da quella balzachiana la trama di un “racconto storico”, quello sui Florio, cui pensava per evidenziare il declino di una borghesia imprenditoriale stroncata dai suoi intrecci parentali con la nobiltà sicula. Nel saggio che qui si pubblica, il percorso di lettura degli scritti sciasciani, caratterizzati dal particolare intreccio tra letteratura, storia e politica, vuole anche individuare il legame con la tradizione della stagione letteraria di Verga e Pirandello, da cui Sciascia mutua l’impegno etico, per continuarlo nell’impegno civile contro le deformazioni della giustizia