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  • La filosofia dell’arredamento di: Edgar Allan Poe 11,00

    Con La Filosofia dell’Arredamento torniamo a leggere, nella versione originale, un acuto ed ironico saggio di Poe, nel quale lo scrittore americano delinea con intelligenza le buone strategie d’arredo e le relaziona con i costumi dei suoi contemporanei.
    Uno scritto che si rivela un’ottima chiave di lettura per interpretare anche le tendenze del gusto odierno. Questa nuova edizione risulta ampliata nella bibliografia e nel saggio finale che la accompagna.

  • Amatrice – Piccole storie per ricominciare di: Isabella di Chio 14,00

    Fiabe e non solo, piccole storie semplici, echi di vita tra macerie fisiche ed indistruttibili sentimenti. Storie vere e per questo anche senza finale, perché se le fiabe devono avere un happy end, le storie vere non finiscono, la vita scorre verso probabili nuovi finali.
    Isabella Di Chio racconta la gente di Amatrice, Accumoli, Cittareale e degli altri comuni feriti dal sisma, attraverso storie brevi ispirate alle tante persone conosciute in questi mesi di lavoro di inviata Rai.
    Restituisce la loro umanità coraggiosa attraverso un linguaggio semplice e dolcissimo.

  • Pantheon – Agenda della laicità interculturale di: Ricca Mario 24,00

    All’interno di una società caratterizzata dalla presenza di culture e di religioni differenti che vivono le une a fianco delle altre, è necessario predisporre una agenda che possa condurre gli stati e la politica verso una forma di convivenza condivisa dove tutti si sentino egualmente accettati ed egualmente rappresentati. Per farlo è necessario introdurre un nuovo concetto: quello di laicità interculturale. Una forma di laicità equirappresentativa ed equiresponsiva. Il saggio, dopo, una attenta disamina di cosa significhi laicità interculturale delinea, attraverso l’utilizzo di verbi coniugati all’infinito (governare, cibarsi, abitare, vivere, morire), come una laicità interculturale possa essere declinata nelle azioni che ognuno di noi compie ogni giorno e che sono rilevanti per noi e per gli altri.

  • Riflessioni politiche intorno all’efficacia e necessità delle pene di: Natale Tommaso 12,00

    Nel 1764, a Milano, il giurista illuminista Cesare Beccaria dà alle stampe il suo famoso saggio dal titolo “Dei delitti e delle pene”. Un testo che rivoluzionò il concetto di pena da comminare al reo e sancì l’inopportunità, se non l’inutilità, della pena di morte e della tortura. Quasi le identiche teorie filosofiche e analoghi principi giuridici sono contenuti nelle “Riflessioni politiche sull’efficacia delle pene” che cinque anni prima, nel 1759, il Tommaso Natale aveva abbondantemente elaborato. Solo che, per pigrizia e indolenza (forse anche per paura della onnipresente Inquisizione allora operante in Sicilia), preferì parlarne con amici di tutta Italia ma non darle alle stampe, tenendosi le sue “Riflessioni” chiuse in un cassetto di una scrivania del suo ricchissimo (di libri) studio dell’ampio palazzo sito a Palermo nei pressi di porta Termini, oggi via Garibaldi.

  • Polifemo. La cecità dello straniero di: Ricca Mario 14,00

    Cosa ha da dire Omero sulle migrazioni d’oggi? Quale messaggio è cifrato nelle avventure del suo eroe, Ulisse? Forse ‘nulla’ è la risposta più esatta. Entrambi ormai tacciono. Ma è la storia a far riecheggiare le loro parole trascorse. A distanza di 2700 anni dal tempo del padre-poeta dell’Occidente, il migrare si è fatto condizione intrinseca persino dell’essere stanziali, e il muoversi, per riflesso, significa attraversare mondi già resi familiari dalla comunicazione globale. Essere migrante è divenuta insomma connotazione universale dell’esperienza umana.
    Retrospettivamente, come in un esercizio fantastico di archeoantropologia letteraria, è possibile e in un certo senso inevitabile rintracciare nelle avventure di Ulisse il prototipo dell’odierna grammatica dello spostamento e dell’incontro, del fuori e della casa, dell’anelito attraverso l’altrove alla creazione di una propria dimora.
    Tutto è condensato nel paradigma dell’ospitalità, trasfigurato e perciò scarnificato nel confronto tra Ulisse e Polifemo. Nell’antro del Ciclope si consuma il dramma dell’accecamento, della cecità causata dall’Altro e prima ancora rivolta contro di lui: riflesso e icona dell’inospitalità e dell’incapacità di conoscere e riconoscersi nell’estraneo. L’odierno dà voce a quell’avventura, alle sue immagini, perché l’antro di Polifemo si svela metafora presente dell’intero pianeta, dove tutti si scoprono ormai ignari migranti reciproci, ospiti involontari dell’Alterità. Lo spazio globale è intimamente e ineluttabilmente condiviso da tutti; l’essere autoctoni o stranieri non è più che un momentaneo costume di scena, pronto ad essere scambiato. Al fondo, proprio quel che Omero narra di Polifemo e Ulisse, schiudendo così le conseguenze del loro incontro alla nostra coscienza di moderni attraverso l’immagine dell’infinito viaggiare, l’Odissea, assunta come condizione esistenziale dell’umano e fine immanente alla sua eterna avventura conoscitiva.

  • Il posto del pittore di: Bianco Vito 10,00

    Cosa vediamo davvero quando guardiamo un dipinto? In che misura quel che abbiamo letto su un quadro famoso condiziona la nostra ricezione?
    Attraverso la ricostruzione dettagliata di un’ostinazione interpretativa che elude persino l’evidenza di una prova storica, questo breve ma stringente saggio vuole essere, prima di tutto, una storia esemplare di “accecamento critico”; ma è anche, quasi natural-mente, una meditazione sulla necessità di tornare a guardare le opere d’arte in modo consapevole ma senza timori reverenziali o filtri esegetici che, quanto più autorevoli, tanto più spesso impediscono di vedere (e godere) ciò che le opere offrono allo spettatore capace di mettersi in contatto con la visione dell’artista.

  • Senza averle sfiorato la mano – Storie e figure del desiderio sospeso di: Bianco Vito 14,00

    Della passione d’amore, la letteratura e il cinema ci hanno sempre offerto la rappresentazione dell’incontro appagante dei corpi. Questo libro esplora l’altra faccia dell’attrazione e del discorso amoroso, pedinando le storie in cui a prevalere è l’immaginazione e la sospensione dello slancio erotico, vissuto nella forma di una virtualità che rinuncia a passare alla concretezza del tatto.

    Si passa dal romanzo ai film e dai racconti ai quadri per disegnare un’attenta fenomenologia dell’attesa che si può leggere anche come una guida a una inattuale ecologia del desiderio e delle relazioni sentimentali; inattuale e, proprio per questo, tanto più necessaria.

  • In nessun luogo, mai di: Scrima Francesco 18,00

    Palermo, oggi. Paolo e Bianca vivono il proprio presente con impegno e passione, nascondendo i fantasmi del passato in un angolo del cuore, che credono chiuso a chiave per sempre. Ma il Destino ha per entrambi un altro progetto: l’infarto della moglie di Paolo ed il tentato suicidio della figlia di Bianca mettono i due improvvisamente l’uno sulla strada dell’altra.

    S’incontrano, si annusano, si scoprono simili al punto da far risvegliare in loro i fantasmi del passato e, forse, anche un improbabile amore. Il resto è una storia torbida – di droga e prostituzione, di luoghi malsani e loschi individui, e di una “festa” speciale che qualcuno sta organizzando per l’anti-vigilia di Natale. E in questa storia Paolo e Bianca s’improvviseranno detective per salvare le persone che amano. O, forse, per salvare se stessi.

  • Le bacche rosse del Ginepro di: Scrima Francesco, Leonardi Tiziana, 18,00

    Due voci, due vite, due anime in lotta fra loro in un romanzo che terrà il lettore col fiato sospeso fino all’ ultima pagina.
    Una tragedia moderna, carica di passioni e di colpi di scena, intrisa di lacrime e di sangue.
    Un uomo ed una donna di fronte a se stessi, al destino, in una storia dove implacabili dominano l’odio e la finzione, e dove l’amore è sempre quello sbagliato – o arriva troppo tardi.

    Un’antica tradizione afferma che il ginepro (in greco árkeuthos, da arkéo, respingo) protegga, grazie ai suoi rami spinosi, dalle malattie e dagli spiriti maligni. Se invocato con particolari riti, fa sì che eventuali ladri riportino indietro il maltolto.

  • Il complesso di Atlante di: Vivacqua Stefano 23,00

    S’immagini un marinaio che, stanco di naufragi e peripezie varie, stabilisca finalmente la sua dimora su un solido promontorio, dal quale poter contemplare l’impeto dell’onda senza più doverne temere la minaccia. Il tempo, si sa, leviga le asprezze del cuore, le arrotonda in disincanto, e velluta di tenerezza i rimpianti.
    Dopo tutto, quel mare ormai lontano – con i suoi vortici, le sue bonacce, e le tempeste, e le sirene – è lo stesso in mezzo al quale è nato, di cui è fatta ogni sua fibra e nervatura, nel quale è diventato l’uomo che è, al quale è debitore dei suoi giorni più fatidici, e più ingenuamente eroici. A quelle ancestrali onde appartengono le più profonde spiegazioni di sé… Vivere, in fondo, non è che costruire ricordi, fabbricare e ammucchiare i mattoni di cui è fatta la casa dove ci fermeremo, prima o poi, ad abitare… noi stessi.

  • Verranno giorni migliori – Lettere a Vincent van Gogh di: 18,00

    “Verranno giorni migliori” è al contempo un auspicio e un monito che Theo van Gogh rivolge al fratello Vincent, che pochi anni dopo la morte diventerà famoso nel mondo dell’arte per la sua geniale follia.
    In queste trentanove lettere, per la prima volta riunite in un corpus unico in edizione italiana, si possono ricostruire, anche se per grandi linee, i rapporti tra i fratelli van Gogh, non dalla prospettiva di Vincent, ma da quella di Theo. Un fratello, quest’ultimo, premuroso e amabile, conscio sia delle capacità di Vincent, sia della sua fragilità. Il primo, forse, a comprendere che van Gogh sarebbe divenuto uno dei più grandi maestri della storia dell’arte universale, ma altrettanto consapevole che il fratello non avrebbe visto la sua gloria in vita.
    Alle lettere di Theo scritte tra il 1875 ed il 1890 se ne aggiungono, nel presente volume, cinque inviate dalla cognata Johanna e quindici dall’amico Paul Gauguin.
    Attraverso questo intrigo di missive senza risposta, il lettore rimane affascinato nel ricostruire egli stesso quel dedalo di rapporti familiari e amicali che contribuirono alla maturazione artistica e spirituale del più innovativo e controverso artista della seconda metà dell’Ottocento.

  • Ogni donna è una stella di: Dell’Aira Alessandro 14,00

    Ogni donna è una stella ricostruisce i tre anni che Aleister Crowley trascorse a Cefalù con Lea Hirsig, Ninette Fraux, Jane Wolfe e i figlioletti delle prime due. Jane, attrice del cinema muto, aveva lasciato Hollywood per l’Abbazia di Thelema, dove fu allieva di Aleister, sua dattilografa e consulente cinematografica. Fin dal primo incontro a Palermo, entrambi compresero che la convivenza li avrebbe sfiancati.
    Niente sesso, bronci di lei, ironie di lui, discussioni vivaci e qualche litigio.
    Lo si apprende dai diari di Jane e dagli appunti a margine di Aleister.
    Nel luglio 1921, dopo un mese di ritiro alla Caldura, Jane fu iniziata da Aleister all’Argenteum Astrum col nome di Soror Estai. Lasciò Cefalù per Londra nel febbraio del 1923, due mesi prima dell’allontanamento del maestro. Oltre alla motivazione politica, vi è ora certezza che furono ragioni spicciole a causare l’improvvisa espulsione della Grande Bestia e la diaspora delle thelemite.