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  • UN REINO EN LA MIRADA DE UN INGENIERO TIBURZIO SPANNOCCHI EN SICILIA di: 18,00

    Nel 1578 Tiburzio Spannocchi, cavaliere dell’ordine di San Giovanni di Gerusalemme, ingegnere e straordinario disegnatore, iniziò, per incarico del viceré Marco Antonio Colonna, uno degli atlanti più importanti del Rinascimento, nel quale descrisse le coste del regno di Sicilia, con i suoi paesaggi, le città e le torri, senza tralasciare dettagli del tutto pertinenti alla sua formazione “rinascimentale”. Dopo una lunga interruzione di circa diciassette anni, lo avrebbe ultimato nel 1596, durante il soggiorno presso la corte spagnola, dove intanto si era affermato come cortigiano e come ingegnere al servizio di Filippo II. Sarà il figlio di questi, Filippo III, che lo nominerà Ingegnere Maggiore dei Regni di Spagna, titolo concesso per la prima volta nella storia della Corona.
    Nella natia Siena la guerra e la scienza generarono la formazione di alcuni dei grandi architetti e ingegneri dell’epoca. Membro di una illustre famiglia senese, la sua formazione scientifica e, poi, la sua esperienza, maturata sul campo come ingegnere a Napoli, in Sicilia e durante molti anni in Spagna, lo promossero quale esponente di spicco dell’evoluzione ingegneristica del secolo XVI. Spannocchi fu uno dei grandi, con Giovan Battista Calvi, Pedro Prado, Giovan Giacomo Paleari Fratino, Scipione Campi, Leonardo Turriano e molti altri, che lavorarono in un Mediterraneo in guerra contro il Turco, costruendo, fortificando e descrivendo città e territori di frontiera per la monarchia spagnola. Se vi è una peculiarità del tutto personale in Tiburzio,
    è quella matrice umanistica introvabile in altri ingegneri militari: la sua provenienza toscana non gli avrebbe mai cancellato l’orgoglio di appartenere alla culla del Rinascimento.

  • IL PRINCIPE DI LAMPEDUSA di: 16,00

    Strano ed originale caso, quello del Principe Tomasi, così poco conosciuto in vita eppure oggetto, dopo l’exploit del suo romanzo “Il Gattopardo” e dopo la morte prematura, di una curiosità senza limiti né confini: un innamoramento che superò il caso letterario e le dolenti vicende biografiche dello scrittore, una storia che continua ad avvincere le nuove generazioni. Nell’affrontare il racconto della vita di Giuseppe Tomasi, alla quale in tanti si sono dedicati, Salvatore Savoia ha scelto, accedendo per primo alla biblioteca privata dello scrittore, di privilegiare un’indagine sull’uomo, palermitano di impareggiabile cultura, sconfitto e disilluso ma anche ultimo testimone di un’epoca straordinaria della quale ha voluto raccontare grandezze e contraddizioni, celebrando il funerale della propria classe sociale. A distanza di otto anni dalla prima edizione e nel sessantesimo anniversario dell’uscita del romanzo, con un titolo che più si addice allo spirito del libro, viene riproposta questa originale biografia dell’Autore del Gattopardo, arricchita di nuove annotazioni e aggiornata nella bibliografia.

  • MARZAPANE Manù, Reis e la Palma di: 12,00

    Partita a scacchi tra il Vissuto e il Sognato, il senno e le visioni di un uomo senza nome, detto Reis, che vive in pace la vecchiaia in un antico casale presso Cefalù. Reis ha trascorso trent’anni in Brasile prima di tornare in Sicilia per vincere la depressione e salvare dal punteruolo rosso una palma sua coetanea. La narrazione rinvia qua e là al pensiero di Wittgenstein
    e ingloba tre favole originali, rappresentazioni oniriche di altrettanti stili d’amore. La partita va avanti fino a quando Manù, il tenace amore di Reis, arriva dalla Calabria, forse per stabilirsi nel casale con lui.

  • GENTE DI MARE 3. Verso il Novecento di: 14,00

    Venne il Novecento e dai porti siciliani non partirono più i brigantini su cui capitani ed equipaggi s’erano avventurati negli oceani a loro sconosciuti. Era il secolo del Progresso e il progresso aveva bisogno di velocità, non poteva più navigare a vento. Non accadde, naturalmente, da un giorno all’altro. Fin dalla seconda metà dell’Ottocento la parola chiave era diventata Vapore ma ancora negli anni prossimi alla prima guerra mondiale, velieri palermitani, messinesi e trapanesi facevano la spola con i porti delle Americhe, e il Mediterraneo era solcato dalle snelle golette comandate dai padroni marittimi, e spesso semplicemente da «marinai autorizzati». Ci furono capitani che non abbandonarono mai la vela e che presero imbarco su un piroscafo solo a fine carriera, per completare gli anni di navigazione necessari per la pensione, come il capitano Giovanni Carson, discendente di un disertore scozzese che aveva combattuto con Nelson a Trafalgar.
    In quei mari ormai percorsi dal fragore infernale e meccanico delle caldaie, una famiglia di armatori palermitani – l’unica sopravvissuta fra quelle della grande marineria e tuttora in piena e cosmopolita attività – battezzò Silenzio il suo brigantino. E un capitano trapanese e sua moglie, nella traversata di ritorno da New York sul loro clipper  Silverstream regalarono al figlio, appena nato in pieno oceano, come secondo nome Atlantico. Per la prima volta nell’ultrasecolare storia della navigazione, sui registri delle capitanerie furono scritti nomi di donna; quattro giovani signore palermitane furono imbarcate, cameriere sui piroscafi passeggeri.
    Mutarono i nomi di battesimo dei bastimenti. Sbarcarono di poppa dai velieri santi, dei e semidei dell’Olimpo e presero il loro posto sui piroscafi quelli riferiti a località geografiche, città e nazioni: o a re e regine, principi e principesse; qualcuno fu dedicato allo spirito dei tempi, Avanti, Attività, Elettrico.

  • CHIACCHIERE DA BAR di: 10,00

    Tra battute esilaranti, clienti stralunati, ricordi nostalgici, calembours, situazioni strampalate ed a tratti incredibili, eppure verissime e quotidiane, la varia Umanità che frequenta il Bar Massaro strappa risate, riflessioni sulla vita, sul mondo del lavoro, sui rapporti umani, sulla follia e su usi e costumi della gente di Palermo e dei turisti di passaggio e mostra anche, in un gioco di specchi, uguali ed opposti, regolari e deformanti, il carattere dell’autore: graffiante, acuto, ironico, sornione, bastian contrario, spesso disincantato osservatore. Viene fuori un affresco di Palermo – che, infine, può essere rappresentativo di qualsiasi città d’Italia – ed il ritratto di un imprenditore che rimarrà un “cronista per sempre”.

  • L’OFFICINA INTERNAZIONALE DI VITTORIO PICA ARTE MODERNA E CRITICA D’ARTE IN ITALIA (1880-1930) di:

    Critico d’arte, collezionista, curatore di grandi eventi espositivi di taglio internazionale, Vittorio Pica rappresenta una singolare “eccezione” nel panorama dell’arte in Italia fra Otto e Novecento. D’eccezione, infatti, era solito definire gli artisti di suo maggior interesse, impegnati, come lui, sul fronte di un radicale rinnovamento della cultura visiva italiana, di respiro e ambizioni cosmopolite.
    I saggi presenti in questo volume ricostruiscono vari aspetti dell’attività di Pica e approfondiscono singoli momenti della sua vasta produzione critica: dagli scritti dedicati alla grafica all’interesse per la pittura inglese, dal lavoro nella redazione di «Emporium» alle scelte come segretario generale della Biennale di Venezia, dalle incursioni nella pittura francese del XVIII secolo agli interventi in area simbolista belga, dalle generose aperture sull’illustrazione per l’infanzia al confronto con altri critici e intellettuali della sua generazione. Emerge così, del critico italiano, un profilo ancora più ricco e complesso, da rileggere nel più ampio contesto del sistema dell’arte in Europa a cavallo fra i due secoli.

  • PIETRE BILIARI di: 14,00

    Questo di Stefano Vivacqua è uno zibaldone di aforismi, una felice raccolta di frammenti di un discorso ininterrotto. Aveva ragione Giorgio Manganelli: nello zibaldone “la musa è la distrazione, intesa come concentrazione frammentata e discontinua, un discorrere erratico, per proposizioni sensate solo labilmente”.

  • IL PATRIMONIO DEGLI EQUIVOCI Allarme beni culturali in Sicilia di: 17,00

    Poco più di quarant’anni fa lo Stato trasferiva alla Regione Siciliana i poteri in materia di beni culturali. Anziché promuovere la partecipazione democratica dei cittadini alla politica della tutela
    e della valorizzazione, la Regione ha creato un sistema parallelo che ha messo in ombra sia l’una che l’altra, privilegiando il finanziamento di una miriade di singole iniziative, effimere e decontestualizzate, prive di un vero disegno di politica culturale. Uno dei patrimoni culturali più importanti del mondo è diventato così un patrimonio degli equivoci, cosa che ha demotivato
    e delegittimato le migliori professionalità, strumentalizzando i bisogni di migliaia di precari e bloccando le prospettive di lavoro di tanti giovani qualificati. Gli autori, con una rigorosa e documentata ricostruzione d’inchiesta e attraverso l’analisi dei singoli capitoli di bilancio, accendono un “allarme rosso” su un’emergenza gravissima, dalla quale è forse possibile uscire attraverso un ripensamento serio della politica siciliana dei beni culturali.

  • ORIENTE E OCCIDENTE Viaggiare per raccontarlo di: 12,00

    Viaggiare è aprirsi, conoscere, capire,vivere tout-court.
    Marcella Croce ha conosciuto molti paesi grazie al suo lavoro di insegnante, non visitandoli come semplice turista ma vivendone la quotidianità pienamente per lunghi periodi all’interno del loro tessuto sociale autentico. A questo ha unito la sua curiosità pura ed il suo amore per la storia dei popoli, per i loro usi e costumi, per la loro weltanschauung. Tra Palermo e gli Stati Uniti, Messico e Iran, Giappone ed Etiopia, Brasile e Irlanda, isole siciliane e mille altri luoghi ancora “Oriente e Occidente, viaggiare per raccontarlo” è un reportage autentico e coinvolgente scritto con prefonda “sumpateìa” alla maniera greca da una palermitana cittadina del mondo che grazie alla lingua “passa il mare”.

  • FESTE RELIGIOSE AL CAPO di: 24,00

    Le feste religiose sono certamente momenti elettivi di espressione devozionale ma sono anche occasioni di rappresentazione e riaffermazione di un ideale ordine sociale e del correlato sistema di valori nonché momento di esaltazione del patrimonio, della tradizione e della memoria. Tale fenomeno si osserva anche nelle feste dei principali quartieri delle metropoli meridionali. Così a Palermo dove, a dispetto dei processi di trasformazione che hanno interessato l’assetto urbano e il tessuto sociale, particolarmente di alcune zone del centro storico, può dirsi che alcuni quartieri abbiano mantenuto una riconoscibilità verso l’esterno e visto perdurare e rinnovarsi nei suoi abitanti un condiviso senso di appartenenza a un luogo e a una storia peculiari. Il Capo, in particolare, continua a declinare una sua specifica identità che si definisce e alimenta, non secondariamente, attraverso la fitta rete di relazioni, esplicite e implicite, visibili e invisibili,
    verticali e orizzontali, sentimentali, politiche e economiche che intesse la vita religiosa e, particolarmente, le attività cultuali e processionali promosse e gestite dalle ancora numerose onfraternite presenti sul territorio.
    La sua vita religiosa pubblica conosce, difatti, oltre che una larga partecipazione popolare, una diffusa articolazione temporale, tanto da potersi dire che il Capo presenta un suo solido calendario
    cerimoniale che si inserisce, mantenendo una chiara autonomia, nel più ampio insieme delle feste urbane. I giorni di festa vedono trasformarsi il paesaggio del quartiere e del mercato: le fastose luminarie che incoronano le strade e si distendono sulle facciate delle chiese, le stoffe multicolori dispiegate dai balconi, i manifesti variopinti sui muri delle case, il peculiare paesaggio sonoro (il rullare dei tamburi, la banda musicale, le acclamazioni, le esplosioni pirotecniche), l’atteggiarsi degli stessi abitanti che fanno sfoggio degli abiti migliori esponendo un benessere effimero che li solleva per un attimo da miserie morali e materiali,
    sono tutti elementi che concorrono a segnalare il farsi di un tempo e di uno spazio di qualità non
    ordinarie e a riaffermare, ciclicamente, l’esserci di una comunità e della sua storia.

  • Palermo, il tram ieri oggi domani di: 60,00

    La nascita degli omnibus, dei tramways a cavalli nella seconda metà dell’800, la trasformazione della rete tranviaria con veicoli elettrici (alla fine del XIX secolo), lo sdoppiamento delle Società esercenti i servizi, le difficoltà economiche in cui entrambe (la Società Sicula Tramways-Omnibus e Les Tramways de Palerme) sono vissute per buona parte della loro vita, sono oggetto di questo volume che presenta la storia dei tram a Palermo, oltre che con il testo, con un ricco panorama iconografico, Questo libro non è una testimonianza nostalgica, ma una occasione per contribuire
    a rivitalizzare il rapporto fra cittadini e azienda pubblica. Il suo contenuto, inoltre, comprende tre capitoli che si occupano della rinascita del tram a Palermo, cominciando dalla parte amministrativa preparatoria e dall’inserimento del mezzo su ferro nel tessuto urbano palermitano con le quattro linee in esercizio, e arrivando all’altra, più interessante, legata all’iniziativa dell’Amministrazione Comunale che prevede la realizzazione di nuovi tracciati tranviari e, quindi, di una densa rete di trasporto pubblico, fondamentale per il soddisfacimento della mobilità dei cittadini.

  • TITA E LEO di: 13,90

    “Tita e Leo. Piccole storie per bambine e bambini” è una storia a fumetti  pensata per insegnare ai piccoli, a partire dai 3 anni, il rispetto reciproco attraverso concetti semplici, come la libertà di espressione e di azione senza condizionamenti. Tita e suo fratello Leo, assieme ai loro genitori ed amici e amiche, si confrontano con i più comuni stereotipi di genere nella vita di tutti i giorni: a casa, a scuola, a trascorrere il loro tempo. In ogni episodio i due protagonisti, In questo primo cofanetto vi presentiamo 4 episodi: Il grembiule, Giocattoli per tutti, Mi vesto come mi piace e Tutti in palestra!