Saggi (30)

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  • Pantheon – Agenda della laicità interculturale di: Ricca Mario 24,00

    All’interno di una società caratterizzata dalla presenza di culture e di religioni differenti che vivono le une a fianco delle altre, è necessario predisporre una agenda che possa condurre gli stati e la politica verso una forma di convivenza condivisa dove tutti si sentino egualmente accettati ed egualmente rappresentati. Per farlo è necessario introdurre un nuovo concetto: quello di laicità interculturale. Una forma di laicità equirappresentativa ed equiresponsiva. Il saggio, dopo, una attenta disamina di cosa significhi laicità interculturale delinea, attraverso l’utilizzo di verbi coniugati all’infinito (governare, cibarsi, abitare, vivere, morire), come una laicità interculturale possa essere declinata nelle azioni che ognuno di noi compie ogni giorno e che sono rilevanti per noi e per gli altri.

  • Riflessioni politiche intorno all’efficacia e necessità delle pene di: Natale Tommaso 12,00

    Nel 1764, a Milano, il giurista illuminista Cesare Beccaria dà alle stampe il suo famoso saggio dal titolo “Dei delitti e delle pene”. Un testo che rivoluzionò il concetto di pena da comminare al reo e sancì l’inopportunità, se non l’inutilità, della pena di morte e della tortura. Quasi le identiche teorie filosofiche e analoghi principi giuridici sono contenuti nelle “Riflessioni politiche sull’efficacia delle pene” che cinque anni prima, nel 1759, il Tommaso Natale aveva abbondantemente elaborato. Solo che, per pigrizia e indolenza (forse anche per paura della onnipresente Inquisizione allora operante in Sicilia), preferì parlarne con amici di tutta Italia ma non darle alle stampe, tenendosi le sue “Riflessioni” chiuse in un cassetto di una scrivania del suo ricchissimo (di libri) studio dell’ampio palazzo sito a Palermo nei pressi di porta Termini, oggi via Garibaldi.

  • Polifemo. La cecità dello straniero di: Ricca Mario 14,00

    Cosa ha da dire Omero sulle migrazioni d’oggi? Quale messaggio è cifrato nelle avventure del suo eroe, Ulisse? Forse ‘nulla’ è la risposta più esatta. Entrambi ormai tacciono. Ma è la storia a far riecheggiare le loro parole trascorse. A distanza di 2700 anni dal tempo del padre-poeta dell’Occidente, il migrare si è fatto condizione intrinseca persino dell’essere stanziali, e il muoversi, per riflesso, significa attraversare mondi già resi familiari dalla comunicazione globale. Essere migrante è divenuta insomma connotazione universale dell’esperienza umana.
    Retrospettivamente, come in un esercizio fantastico di archeoantropologia letteraria, è possibile e in un certo senso inevitabile rintracciare nelle avventure di Ulisse il prototipo dell’odierna grammatica dello spostamento e dell’incontro, del fuori e della casa, dell’anelito attraverso l’altrove alla creazione di una propria dimora.
    Tutto è condensato nel paradigma dell’ospitalità, trasfigurato e perciò scarnificato nel confronto tra Ulisse e Polifemo. Nell’antro del Ciclope si consuma il dramma dell’accecamento, della cecità causata dall’Altro e prima ancora rivolta contro di lui: riflesso e icona dell’inospitalità e dell’incapacità di conoscere e riconoscersi nell’estraneo. L’odierno dà voce a quell’avventura, alle sue immagini, perché l’antro di Polifemo si svela metafora presente dell’intero pianeta, dove tutti si scoprono ormai ignari migranti reciproci, ospiti involontari dell’Alterità. Lo spazio globale è intimamente e ineluttabilmente condiviso da tutti; l’essere autoctoni o stranieri non è più che un momentaneo costume di scena, pronto ad essere scambiato. Al fondo, proprio quel che Omero narra di Polifemo e Ulisse, schiudendo così le conseguenze del loro incontro alla nostra coscienza di moderni attraverso l’immagine dell’infinito viaggiare, l’Odissea, assunta come condizione esistenziale dell’umano e fine immanente alla sua eterna avventura conoscitiva.

  • Ogni donna è una stella di: Dell’Aira Alessandro 14,00

    Ogni donna è una stella ricostruisce i tre anni che Aleister Crowley trascorse a Cefalù con Lea Hirsig, Ninette Fraux, Jane Wolfe e i figlioletti delle prime due. Jane, attrice del cinema muto, aveva lasciato Hollywood per l’Abbazia di Thelema, dove fu allieva di Aleister, sua dattilografa e consulente cinematografica. Fin dal primo incontro a Palermo, entrambi compresero che la convivenza li avrebbe sfiancati.
    Niente sesso, bronci di lei, ironie di lui, discussioni vivaci e qualche litigio.
    Lo si apprende dai diari di Jane e dagli appunti a margine di Aleister.
    Nel luglio 1921, dopo un mese di ritiro alla Caldura, Jane fu iniziata da Aleister all’Argenteum Astrum col nome di Soror Estai. Lasciò Cefalù per Londra nel febbraio del 1923, due mesi prima dell’allontanamento del maestro. Oltre alla motivazione politica, vi è ora certezza che furono ragioni spicciole a causare l’improvvisa espulsione della Grande Bestia e la diaspora delle thelemite.

  • Schiava e sorella di: Alù Rita 12,00

    Nella Sicilia del Seicento, per salvaguardare le immense ricchezze delle famiglie nobiliari e mantenere integro il patrimonio da destinare al primogenito, spesso le figlie femmine venivano costrette a prendere i voti senza avere una effettiva vocazione.
    Anna (Donna Anna Valdina), entrata in convento insieme alle sue sorelle a soli sette anni, nonostante la rigida educazione, non si rassegnò alla vita claustrale e claustrofobica che le era stata imposta. Caparbia e coraggiosa, mai disposta a rinunciare definitivamente alla propria libertà, questa donna osò sfidare le regole del suo tempo e, soltanto dopo cinquant’anni trascorsi da reclusa nel Monastero delle Stimmate, riuscì a ricorrere ad un tribunale per riconquistare ciò che le era stato ingiustamente tolto.
    “Schiava e sorella” è un romanzo, ma narra la storia vera – frutto di ricerche d’archivio – di questa eroina ante litteram, facendo luce su una parte di storia ancora non indagata a fondo.
    Alla storia di Anna risalgono le origini della Famiglia Papè di Valdina.

  • Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi di: Ranieri Antonio 12,00

    Nel 1880 Antonio Ranieri pubblica Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi, un piccolo volume che contiene la descrizione degli ultimi anni di vita del poeta di Recanati. Uscito oltre quarant’anni dopo la morte del poeta, il libro suscitò grandi polemiche per le rivelazioni che vi erano contenute e che riguardavano la vita più intima di Leopardi. Leggendolo, si scoprono infatti i gusti e le idiosincrasie del poeta, che trascorse gli ultimi anni della sua esistenza terrena affettuosamente curato dall’amico che, oltre alle medicine, gli procurava “taralli”, “granite” e “cartocci di cannellini”. In ogni pagina, Ranieri, nel descrivere le ansie e le sofferenze del sodale, non manca di rimarcare il fatto di aver mantenuto il poeta a proprie spese. Circostanza, questa, successivamente confutata anche grazie alla scoperta di alcune cambiali che Leopardi aveva sottoscritto a favore di Ranieri.
    Non si comprende dunque bene quale sia stato il vero intento dell’intellettuale napoletano nel dare alle stampe questo libretto, se quello di costruire un “mausoleo” a Leopardi, o meglio quello di costruire un monumento a se stesso, convinto di poter essere ricordato non tanto per i propri meriti letterari e politici, ma solo per una Grande Amicizia.

  • Elogio dell’amore di: Madame de Staël 7,50

    L’amore e le donne, la fedeltà e il matrimonio sono i grandi temi di questi aforismi con i quali Madame de Staël ci regala una profonda riflessione sulla più misteriosa delle questioni umane, ma anche consigli pratici e indicazioni di gusto per vivere le relazioni sentimentali. Lontani da pedanteria, questi pensieri appaiono ancora oggi moderni, a dimostrazione del fatto che l’amore è il più profondo dei turbamenti dell’uomo.

  • La “Cocotte” di: De Roberto Federico 12,00

    La Cocotte insieme a Due morti e All’ora della mensa fa parte di una raccolta di novelle pubblicate per la prima volta nel 1920 per i tipi della Casa Editrice Vitagliano. I tre racconti possono essere definiti “racconti di guerra”, anche se la guerra è soltanto lo sfondo che si intravede più o meno nitidamente nella vicenda umana dei protagonisti. Ne La Cocotte, in particolare, De Roberto delinea magistralmente lo stridente contrasto tra la guerra e l’amore di una giovane coppia che, appena sposata, è costretta a separarsi a causa del primo conflitto mondiale. Il personaggio principale è Adriana, giovane donna e giovane sposa, eroina a metà tra ottocento e novecento,
    che, spinta dal sentimento amoroso, cercherà di ricongiungersi al marito in ogni modo, a costo anche dimettere a repentaglio il proprio onore.
    Una storia di altri tempi, carica di emozioni, che riporta il lettore ad una atmosfera ormai perduta di ideali e valori che travalicano l’ordinario.

  • Ignazio Florio di: Marasà Giovanni 10,00

    Ignazio Florio. Avventure galanti di un Play-boy della Belle Époque condensa in poche pagine quello che passerà alla storia come il mito di Ignazio Florio. Attraverso i racconti esilaranti e le avventure al limite del romanzo di appendice del grande magnate palermitano, si delinea il cursus honorum di un uomo che con il fascino e il denaro poteva avere tutto ciò che desiderava, comprese le donne più belle del mondo. Lina Cavalieri, Cléo de Mérode, Liane de Pougy, la Bella Otero, sono solo alcuni dei nomi delle femmes fatales che il giovane Ignazio conquistò, soffiandole spesso e volentieri alle teste coronate europee. Un corteggiatore raffinato e testardo che non badava a spese pur di entrare nel cuore di una donna, ma anche un uomo che, a causa delle proprie passioni, lasciò naufragare un impero industriale di cui, ancora oggi, tutti parlano.

  • L’uomo che raddrizzò la Torre di Pisa di: Montalbano Alberto 16,00

    La parola nostalgia fu coniata nel 1688 da uno studente di medicina dell’Università di Basilea, che la definì “una malattia cerebrale dalle cause essenzialmente demoniache”. Perché il demonio, si sa, è ingannatore. Inganni sono i teneri ricordi che il principe delle tenebre lascia affiorare alla nostra memoria. Un miraggio è il borgo natio che ci fa ardentemente rimpiangere. Un’ illusione è la vita che crediamo d’aver vissuta. Cinque storie di mafia, di fantasmi, di filtri d’amore e di memorie ingannatrici.

  • Le mani sul vetro di: Palumbo Daniela 14,00

    Le mani sul vetro sono mani che spingono per uscire, per venire fuori da uno spazio divenuto soffocante o letale; luoghi di reclusione e di (auto)esclusione dai quali si avverte l’urgenza di evadere, mettersi in salvo. Sono dita che premono, in preda ad uno spasmo crescente, nello sforzo istintivo e talora bestiale di sfuggire al pericolo, lottare per sopravvivere,
    passare oltre.
    Dall’ossessione del doppio o del diverso (Nec vir nec mulier, Il geco sulla zanzariera) all’angoscia della perdita e dell’abbandono (La stanza dei bottoni, Il gioco non vale la candela, Ciao Ciàula), la paura scorre come un fiume in piena, lungo una serie di situazioni paradossali, costantemente in bilico tra la visione onirica e il dilagare del delirio nella vita reale.

  • Campanella di: Sarò Maria Cristina 12,00

    Sicilia. Sciacca e vigneti tra Menfi e il Belice. Ina e Campanella sono giovani e innamorati.
    Ina appartiene alla famiglia Pensabene, la famiglia mafiosa che controlla l’economia e il territorio. Campanella è un giovane avvocato, ha un cugino di nome Franco che parla con la vigna ed è matto. È il 1984 quando ha inizio il processo Campanella, chiamato così perché il giovane avvocato viene trascinato in tribunale dalla famiglia Minchialuzzo, che rivendica un matrimonio e il danno di un lotto di vigne bruciate. Durante il processo, Ina scompare e il suo corpo viene ritrovato in mare. Il processo dura trent’anni e si ripete come la vendemmia. Le storie s’intrecciano come le viti, si piegano e si accasciano l’una sull’altra. Le cinque fasi del vino diventano le fasi della vita di quest’uomo che rimane solo contro tutti e senza
    Ina; rimane con la promessa di un fiore dentro alla bocca, una campanella, che getta ogni sera in mare per lei.