L'Agave (14)

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  • STORIA DI MARSALA – vol.II di: 16,00

    L ’arrivo di John Woodhouse e di altri imprenditori inglesi, tra la fine del ’700 e i primi decenni dell’800, incentiva la produzione vinicola locale e la valorizza inserendola nel commercio mondiale, di cui gli inglesi sono i signori. Finanziati dalle anticipazioni in denaro degli imprenditori vinicoli, gli agricoltori marsalesi abbandonano progressivamente l’allevamento e le altre colture per dedicarsi in maniera pressoché esclusiva alla viticoltura. Il relativo benessere assicurato dalla produzione vinicola e la frequentazione degli esponenti della colonia inglese stabilitasi in città inducono stili di vita più moderni e consapevoli che danno vivacità alla cultura locale e fanno della città uno dei centri industriali più importanti dell’Italia meridionale. Ed è proprio la presenza delle industrie vinicole inglesi che favorisce lo sbarco di Garibaldi e dei Mille l’11 maggio 1860. Nel nuovo Regno d’Italia Marsala continua a crescere fino a quando l’infezione della fillossera non distrugge la viticoltura e getta nella miseria migliaia di famiglie che trovano nella emigrazione l’unica possibilità di sopravvivenza. La ricostituzione dei vigneti, avviata immediatamente, consente di riprendere la produzione vinicola, ma la falcidia di vite umane provocata dalla Grande guerra, l’asservimento dell’economia isolana gli interessi “imperiali” del fascismo e la seconda guerra mondiale, lasciano l’economia cittadina in uno stato di stagnazione. Soltanto con il ristabilimento della democrazia e con il boom economico, i marsalesi cominciano a godere di un benessere e di un livello culturale, quali non avevano mai conosciuto prima.

  • STORIA DI MARSALA – vol.I di: 20,00

    L’estremità occidentale della Sicilia è stata frequentata dall’uomo fin dal Paleolitico inferiore, ma è soltanto con l’arrivo dei Fenici in quell’isola dello Stagnone, a cui essi danno il nome di Mozia, che nella loro lingua significa luogo dove si legano le barche, che sorge il primo centro urbano. Dalle rovine di Mozia, distrutta nel 397 a. C. da Dionisio di Siracusa, nasce Lilibeo, piazzaforte cartaginese inespugnabile, che passa nelle mani romane dopo la battaglia delle Egadi del 241 a. C. Sotto il governo di Roma, la splendidissima civitas Lilybitana, come la definì Cicerone, fiorisce e si sviluppa ulteriormente. Sede di uno dei più antichi vescovati siciliani, saccheggiata dai vandali di Genserico all’inizio del quinto secolo, Lilibeo passa poi in potere dei Bizantini, sotto il cui governo cessa di esistere in un momento storico imprecisato.  Marsala, porto grande, nasce al tempo della dominazione araba, ma si sviluppa grazie all’opera delC onte Ruggero che la cinge di mura. Importante centro agricolo e pastorale e attivo porto commerciale, Marsala partecipa alle agitate vicende della guerra del Vespro che ne distruggono l’economia e ne decimano la popolazione. Si riprende sotto il governo dei Martini, ma dopo l’installazione della potenza otto-m ana nel nord Africa, Marsala, sguarnita di adeguate strutture difensive, viene sottoposta ad una continua guerra di logoramento, che costringe i cittadini a ripiegare sulla pastorizia e sull’agricoltura come uniche fonti di sostentamento. Nello scontro tra allevatori, fautori dei campi aperti, e gli agricoltori, sostenitori della privatizzazione delle terre comuni, hanno la meglio questi ultimi e grazie all’enfiteusi si crea un vasto ceto di piccoli e medi proprietari terrieri che avviano la trasformazione dei pascoli in vigneti.

  • IL PRINCIPE DI LAMPEDUSA di: 16,00

    Strano ed originale caso, quello del Principe Tomasi, così poco conosciuto in vita eppure oggetto, dopo l’exploit del suo romanzo “Il Gattopardo” e dopo la morte prematura, di una curiosità senza limiti né confini: un innamoramento che superò il caso letterario e le dolenti vicende biografiche dello scrittore, una storia che continua ad avvincere le nuove generazioni. Nell’affrontare il racconto della vita di Giuseppe Tomasi, alla quale in tanti si sono dedicati, Salvatore Savoia ha scelto, accedendo per primo alla biblioteca privata dello scrittore, di privilegiare un’indagine sull’uomo, palermitano di impareggiabile cultura, sconfitto e disilluso ma anche ultimo testimone di un’epoca straordinaria della quale ha voluto raccontare grandezze e contraddizioni, celebrando il funerale della propria classe sociale. A distanza di otto anni dalla prima edizione e nel sessantesimo anniversario dell’uscita del romanzo, con un titolo che più si addice allo spirito del libro, viene riproposta questa originale biografia dell’Autore del Gattopardo, arricchita di nuove annotazioni e aggiornata nella bibliografia.

  • GENTE DI MARE 3. Verso il Novecento di: 14,00

    Venne il Novecento e dai porti siciliani non partirono più i brigantini su cui capitani ed equipaggi s’erano avventurati negli oceani a loro sconosciuti. Era il secolo del Progresso e il progresso aveva bisogno di velocità, non poteva più navigare a vento. Non accadde, naturalmente, da un giorno all’altro. Fin dalla seconda metà dell’Ottocento la parola chiave era diventata Vapore ma ancora negli anni prossimi alla prima guerra mondiale, velieri palermitani, messinesi e trapanesi facevano la spola con i porti delle Americhe, e il Mediterraneo era solcato dalle snelle golette comandate dai padroni marittimi, e spesso semplicemente da «marinai autorizzati». Ci furono capitani che non abbandonarono mai la vela e che presero imbarco su un piroscafo solo a fine carriera, per completare gli anni di navigazione necessari per la pensione, come il capitano Giovanni Carson, discendente di un disertore scozzese che aveva combattuto con Nelson a Trafalgar.
    In quei mari ormai percorsi dal fragore infernale e meccanico delle caldaie, una famiglia di armatori palermitani – l’unica sopravvissuta fra quelle della grande marineria e tuttora in piena e cosmopolita attività – battezzò Silenzio il suo brigantino. E un capitano trapanese e sua moglie, nella traversata di ritorno da New York sul loro clipper  Silverstream regalarono al figlio, appena nato in pieno oceano, come secondo nome Atlantico. Per la prima volta nell’ultrasecolare storia della navigazione, sui registri delle capitanerie furono scritti nomi di donna; quattro giovani signore palermitane furono imbarcate, cameriere sui piroscafi passeggeri.
    Mutarono i nomi di battesimo dei bastimenti. Sbarcarono di poppa dai velieri santi, dei e semidei dell’Olimpo e presero il loro posto sui piroscafi quelli riferiti a località geografiche, città e nazioni: o a re e regine, principi e principesse; qualcuno fu dedicato allo spirito dei tempi, Avanti, Attività, Elettrico.

  • Gente di mare 2. Generazioni di: Genco Mario 14,00

    Scampati a chissà quale naufragio del tempo, nell’Archivio di Stato di Palermo cinque registri – Rapporti e Testimoniali di Capitani Marittimi – tenuti insieme a stento da copertine consunte e smozzicate e con i fogli in stato di preoccupante fragilità, testimoniano con stile sobrio, l’epopea dei capitani e dei loro equipaggi che, per quasi due secoli, legarono Palermo e la Sicilia ai quattro continenti. Con i bastimenti a vela prima, con i piroscafi poi. Storie collettive di viaggi avventurosi e spesso drammatici; di naufragi, di atti di eroismo e di sprofondi di paura, le cui radici marinare scaturiscono dalle date di imbarco e sbarco nelle stringate annotazioni personali segnate nei volumi del grande Libro della Gente di mare di 1a categoria. Nomi di famiglie che si avvicendano sulle grandi rotte oceaniche e su quelle, non meno insidiose, del Mediterraneo. Perciò, il sottotitolo di questo secondo volume Generazioni: per esempio, quelle ultra secolari dei Fileti, Pirandello, Di Bartolo, Rallo, Onorato, Trifiletti, con i nomi delle navi che comandarono, in pace e in guerra, e le onorificenze ricevute dai re Borbone, dalla regina Vittoria, da governi repubblicani. Le numerose medaglie al valor militare guadagnate nelle crudeli guerre marittime del Novecento, fino alla medaglia d’oro alla memoria del tenente di vascello (di complemento) Giuseppe Di Bartolo nella seconda guerra mondiale. Ci fu chi a Genova diventò leggendario, come Gaspare Fileti che, durante la prima guerra mondiale, comandò il transatlantico Duca degli Abruzzi su e giù per l’Atlantico sfuggendo sempre agli agguati degli U-Boot tedeschi. Ma ci sono anche le imprese, e i cospicui guadagni, dei corsari palermitani dell’Ottocento, come il bisnonno di Luigi Pirandello; fino alla vicenda del “Grande Ammutinamento”, come venne definita, all’inizio del XX secolo, la dura vertenza degli equipaggi della Navigazione Generale Italiana, che tennero decine di piroscafi fermi nei porti e per questo vennero processati per ammutinamento, il codice della navigazione ignorava la parola sciopero.

  • Morino, Racioppi e Cappeddi di: Marchese Pasquale 18,00

    La vita quotidiana a Partinico nell’800.

     

    Dopo avere recuperato e riordinato ciò che rimaneva delle carte dell’800 custoditenell’archivio storico del Comune di Partinico, Pasquale Marchese ha selezionato un corpus di 207 documenti che offrono uno spaccato della vita quotidiana e amministrativa del paese. Personaggi ed eventi di un microcosmo
    agrario della Sicilia occidentale emergono in tutta la loro problematicità come in una pièce teatrale. Preceduti da un’introduzione che fa da cornice e commentati
    singolarmente con spirito critico, ironia e talvolta vis polemica, questi documenti costituiscono non soltanto i frammenti di vicende locali, né semplicemente lo
    specchio di dinamiche sociali apparentemente marginali, ma testimoniano al tempo stesso di come si possa seguire il filo della storia generale di una nazione
    anche da un osservatorio periferico.

  • La Sicilia che non c’è di: Butera Salvatore 14,00

    Dalle strade di Palermo percorse e ripercorse fra nostalgia, sconforto e difficili con- fronti, alle vicende economiche di un’Isola della quale viene messa in dubbio l’appartenenza stessa alla comunità nazionale, anche in conseguenza del fallimento dell’Autonomia regionale; dalle sorti del Banco di Sicilia, finito non per presunte con- giure nordiste quanto piuttosto per suoi limiti interni, ai molti ricordi, alle testimonianze, ai libri letti e amati. Salvatore Butera conduce ancora una volta in queste pagine la sua battaglia solitaria alla ricerca di una Sicilia che non c’è, una Sicilia che nonostante tutti i mutamenti e i molti passi in avanti non si può ancora definire pienamente moderna, interessata al progresso del Paese di cui è parte e che però così poco la conosce. Torna la Sicilia segregata di Gentile? Certamente no, dopo un secolo i tempi sono troppo cambiati. Ma l’opinione pubblica italiana continua a confinare l’Isola in un cantuccio marginale su cui sta scritto “mafia” e “Autonomia regionale”, entrambe fi- nite. Una terra che cresce nel turismo e nell’enogastronomia ma che stenta a farsi largo nelle attività produttive, nella concorrenza, nella competizione del mercato. Utopia? Forse, ma anche passione civile e coraggioso impegno personale.

  • Gente di mare di: Genco Mario 15,00

    Quello che vi accingete a leggere è il primo di tre libri che ricostruiscono una storia possibile della marineria siciliana dalla fine del XVIII secolo alla prima metà del XX. Una storia – in gran parte dimenticata o rimossa – scritta soprattutto negli enormi registri della Matricola della Gente di Mare di 1a Categoria dove per secoli la Capitaneria di Palermo e quelle di altri porti siciliani hanno minuziosamente annotato la vita marinara di migliaia di navi e marinai. Così, assecondando le suggestioni proposte da quei grandi registri, estendendo le ricerche negli archivi – da quelli statali e comunali a quelli parrocchiali e scolastici – nelle biblioteche e in piccola parte nel web, si sono ricostruiti, dentro una trama a maglie larghe ma sufficienti, la nascita e lo sviluppo della marineria mercantile dell’Isola. Quando i ragazzini imbarcavano come mozzi a otto anni, a diciotto uscivano dal Collegio Nautico con la licenza di ufficiale e a ventiquattro erano già capitani di lungo corso e comandavano i brigantini che si avventuravano nell’Atlantico, nel Mar Nero, nel Baltico; e nei mari del Sud, a loro ancora ignoti, dove trovavano le spezie e, almeno una volta, morte per eccidio. Si racconta di secolari capitani di mare, spesso imparentati strettamente – Fileti, Di Bartolo, Montechiaro, Pirandello, Rallo, Corrao,Vella, Stabile, Trifiletti, Corvaja, Costa, Culotta, Anatrà, Kirchner, Riso, Barbaro, Bot- tone, Laganà, Luna, Buonocore, Mattina, Messina, Naccari, Noera, Onorato, solo per citare i nomi presenti nei tre volumi, tra diecine di altri, per esempio i Pedone e i Parrinello – di come i più antichi fra essi fossero riusciti a conoscere finalmente la rotta giusta per gli Stati Uniti, dimenticando le maligne e fuorvianti indicazioni dei capitani americani.

  • L’isola di zucchero di: Monreale Nino 14,00

    L’industria della canna da zucchero in Sicilia (secc. XV-XVII)

    La Sicilia che si troverà qui è una terra di colture specializzate, di “industrie”, di grossi investimenti, di importanti scambi commerciali, di grandi profitti, di successi economici plurisecolari, ben diversa da quella “vinta” dei baroni e del grano che avrebbe perso, chissà quando, il treno della modernità. Tra i primi del Quattro, per tutto il Cinque e gran parte del Seicento è un quadro largamente positivo, e l’industria dello zucchero ha fatto la sua parte, contribuendo e approfittandone. Ma è una storia conosciuta poco e male, rispetto al peso e al significato che ha avuto nella economia dell’Isola. Farla conoscere ad un pubblico di non-specialisti, sfrondando i risultati di una precedente monografia, è lo scopo di questo libro.

  • Sicilia fatale di: Crisantino Amelia 14,00

    La Sicilia è stata da sempre considerata una terra di mito e di prodigi, d’approdi e di partenze, un miraggio in mezzo al mare in cui tanti popoli hanno trovato l’avamposto per dominare il Mediterraneo. La Sicilia è dunque anche terra di potere, un potere che “logora” non solo “chi non ce l’ha”, ma anche – col senno di poi – i tanti che si sono battuti per raggiungerlo e mantenerlo. I potenti che hanno subito la fascinazione di questa terra arsa dai contrasti e dalle brame ne sono rimasti a tal punto soggiogati che alla fine, per loro, l’Isola si è rivelata “fatale”. Una partita a scacchi con il destino che si ripete, con un copione sempre nuovo, nelle vite dei tanti personaggi che questo libro passa in rassegna dall’antichità ai giorni nostri. Un libro intrigante e originale, una scrittura agile e avvincente.

  • L’invasione silenziosa di: Lentini Rosario 14,00

    Storia della Fillossera nella Sicilia dell’800.

    Nella seconda metà dell’Ottocento, milioni di europei – viticoltori, proprietari e contadini, mez- zadri e salariati, industriali e sensali del vino – dovettero fare i conti con la Phylloxera vastatrix, un parassita introdotto nel vecchio continente dal Nord America, che avrebbe provocato la morte di miliardi di piante della Vitis vinifera, dal Portogallo alla Russia. La sua inarrestabile avanzata stravolse la viticoltura europea tradizionale, ridusse in miseria le popolazioni interessate e costrinse a reinventare la coltivazione partendo dall’incertezza assoluta sugli esiti del reimpianto su piede americano. L’evento ha riguardato anche la Sicilia, duramente colpita dall’infestazione, in un periodo in cui l’agricoltura – e non l’industria – rappresentava ancora la principale attività produttiva e fonte di reddito. Trascorsero decenni prima che si individuassero le soluzioni specifiche nelle diverse aree del Paese, in relazione alla natura dei terreni e alla compatibilità tra la Vitis europea colpita mortalmente e quella americana resistente al parassita. Appare, perciò, priva di spessore una lettura dell’evoluzione colturale novecentesca della preziosa ampelidea senza un’adeguata conoscenza della vicenda specifica. Il libro fornisce un per- corso di lettura agile e sintetico anche grazie all’ausilio della documentazione archivistica inedita e dei numerosi riferimenti bibliografici segnalati nelle note che corredano il testo.

  • La rivoluzione di latta di: Lentini Rosario 10,00

    Breve storia della pesca e dell’industria del tonno nella Favignana dei Florio
    di Rosario Lentini

    Questa guida storica tascabile, su Favignana e il suo ex Stabilimento di lavorazione del tonno, ha l’ambizione di non essere banale e di catturare l’interesse e l’attenzione tanto del lettore comune e disinformato, quanto di chi ritiene di saperne già abbastanza; non ha, invece, la presunzione di avere esaurito l’argomento e scommette sulla possibilità di collocarsi tra le innumerevoli pubblicazioni di argomento analogo, avendo evitato deliberatamente la carta patinata e rinunciato all’aneddotica, alla gastronomia e alla mitizzazione dei tonni e dei loro predatori. Le Egadi, le cave di calcarenite, la pesca millenaria mediante reti di posta, le ciurme di mare e di terra, gli abitanti e i relegati, i mercanti e gli imprenditori, provenienti dalla terraferma più vicina o da “fuori Regno”, i genovesi, prima e dopo i Florio, il grandioso stabilimento industriale ottocentesco, rappresentano le tessere di diverso colore dello stesso mosaico e si leggono come i paragrafi in sequenza di una storia unica e straordinaria, che ben poche isole possono vantare.