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  • STORIA DI MARSALA – vol.II di: 16,00

    L ’arrivo di John Woodhouse e di altri imprenditori inglesi, tra la fine del ’700 e i primi decenni dell’800, incentiva la produzione vinicola locale e la valorizza inserendola nel commercio mondiale, di cui gli inglesi sono i signori. Finanziati dalle anticipazioni in denaro degli imprenditori vinicoli, gli agricoltori marsalesi abbandonano progressivamente l’allevamento e le altre colture per dedicarsi in maniera pressoché esclusiva alla viticoltura. Il relativo benessere assicurato dalla produzione vinicola e la frequentazione degli esponenti della colonia inglese stabilitasi in città inducono stili di vita più moderni e consapevoli che danno vivacità alla cultura locale e fanno della città uno dei centri industriali più importanti dell’Italia meridionale. Ed è proprio la presenza delle industrie vinicole inglesi che favorisce lo sbarco di Garibaldi e dei Mille l’11 maggio 1860. Nel nuovo Regno d’Italia Marsala continua a crescere fino a quando l’infezione della fillossera non distrugge la viticoltura e getta nella miseria migliaia di famiglie che trovano nella emigrazione l’unica possibilità di sopravvivenza. La ricostituzione dei vigneti, avviata immediatamente, consente di riprendere la produzione vinicola, ma la falcidia di vite umane provocata dalla Grande guerra, l’asservimento dell’economia isolana gli interessi “imperiali” del fascismo e la seconda guerra mondiale, lasciano l’economia cittadina in uno stato di stagnazione. Soltanto con il ristabilimento della democrazia e con il boom economico, i marsalesi cominciano a godere di un benessere e di un livello culturale, quali non avevano mai conosciuto prima.

  • STORIA DI MARSALA – vol.I di: 20,00

    L’estremità occidentale della Sicilia è stata frequentata dall’uomo fin dal Paleolitico inferiore, ma è soltanto con l’arrivo dei Fenici in quell’isola dello Stagnone, a cui essi danno il nome di Mozia, che nella loro lingua significa luogo dove si legano le barche, che sorge il primo centro urbano. Dalle rovine di Mozia, distrutta nel 397 a. C. da Dionisio di Siracusa, nasce Lilibeo, piazzaforte cartaginese inespugnabile, che passa nelle mani romane dopo la battaglia delle Egadi del 241 a. C. Sotto il governo di Roma, la splendidissima civitas Lilybitana, come la definì Cicerone, fiorisce e si sviluppa ulteriormente. Sede di uno dei più antichi vescovati siciliani, saccheggiata dai vandali di Genserico all’inizio del quinto secolo, Lilibeo passa poi in potere dei Bizantini, sotto il cui governo cessa di esistere in un momento storico imprecisato.  Marsala, porto grande, nasce al tempo della dominazione araba, ma si sviluppa grazie all’opera delC onte Ruggero che la cinge di mura. Importante centro agricolo e pastorale e attivo porto commerciale, Marsala partecipa alle agitate vicende della guerra del Vespro che ne distruggono l’economia e ne decimano la popolazione. Si riprende sotto il governo dei Martini, ma dopo l’installazione della potenza otto-m ana nel nord Africa, Marsala, sguarnita di adeguate strutture difensive, viene sottoposta ad una continua guerra di logoramento, che costringe i cittadini a ripiegare sulla pastorizia e sull’agricoltura come uniche fonti di sostentamento. Nello scontro tra allevatori, fautori dei campi aperti, e gli agricoltori, sostenitori della privatizzazione delle terre comuni, hanno la meglio questi ultimi e grazie all’enfiteusi si crea un vasto ceto di piccoli e medi proprietari terrieri che avviano la trasformazione dei pascoli in vigneti.

  • LA COMPAGNA LILLA di: 12,00

    La storia di una famiglia siciliana negli anni della seconda guerra mondiale, raccontata attraverso la vita di Lilla, la cameriera-governante che, come accadeva spesso in quegli anni, diventa a pieno titolo parte della famiglia Siracusa. Arrivata giovanissima e mostrando un’intelligenza acuta ed una grande voglia d’imparare, viene iniziata all’alfabetizzazione ed alla cultura attraverso la lettura dei classici e si rivela ben presto uno spirito indomito, sensibile ai valori della giustizia e della libertà, giocando un ruolo attivo in episodi importanti. Attraverso paesaggi e personaggi antichi eppure familiari, la narrazione svela, con una lingua semplice ed elegante, pagine di storia e mette in scena la Palermo degli anni quaranta – ed anche la sua provincia- con immagini in bianco e nero e possibili nuovi colori.

  • UN REINO EN LA MIRADA DE UN INGENIERO TIBURZIO SPANNOCCHI EN SICILIA di: 18,00

    Nel 1578 Tiburzio Spannocchi, cavaliere dell’ordine di San Giovanni di Gerusalemme, ingegnere e straordinario disegnatore, iniziò, per incarico del viceré Marco Antonio Colonna, uno degli atlanti più importanti del Rinascimento, nel quale descrisse le coste del regno di Sicilia, con i suoi paesaggi, le città e le torri, senza tralasciare dettagli del tutto pertinenti alla sua formazione “rinascimentale”. Dopo una lunga interruzione di circa diciassette anni, lo avrebbe ultimato nel 1596, durante il soggiorno presso la corte spagnola, dove intanto si era affermato come cortigiano e come ingegnere al servizio di Filippo II. Sarà il figlio di questi, Filippo III, che lo nominerà Ingegnere Maggiore dei Regni di Spagna, titolo concesso per la prima volta nella storia della Corona.
    Nella natia Siena la guerra e la scienza generarono la formazione di alcuni dei grandi architetti e ingegneri dell’epoca. Membro di una illustre famiglia senese, la sua formazione scientifica e, poi, la sua esperienza, maturata sul campo come ingegnere a Napoli, in Sicilia e durante molti anni in Spagna, lo promossero quale esponente di spicco dell’evoluzione ingegneristica del secolo XVI. Spannocchi fu uno dei grandi, con Giovan Battista Calvi, Pedro Prado, Giovan Giacomo Paleari Fratino, Scipione Campi, Leonardo Turriano e molti altri, che lavorarono in un Mediterraneo in guerra contro il Turco, costruendo, fortificando e descrivendo città e territori di frontiera per la monarchia spagnola. Se vi è una peculiarità del tutto personale in Tiburzio,
    è quella matrice umanistica introvabile in altri ingegneri militari: la sua provenienza toscana non gli avrebbe mai cancellato l’orgoglio di appartenere alla culla del Rinascimento.

  • IL PRINCIPE DI LAMPEDUSA di: 16,00

    Strano ed originale caso, quello del Principe Tomasi, così poco conosciuto in vita eppure oggetto, dopo l’exploit del suo romanzo “Il Gattopardo” e dopo la morte prematura, di una curiosità senza limiti né confini: un innamoramento che superò il caso letterario e le dolenti vicende biografiche dello scrittore, una storia che continua ad avvincere le nuove generazioni. Nell’affrontare il racconto della vita di Giuseppe Tomasi, alla quale in tanti si sono dedicati, Salvatore Savoia ha scelto, accedendo per primo alla biblioteca privata dello scrittore, di privilegiare un’indagine sull’uomo, palermitano di impareggiabile cultura, sconfitto e disilluso ma anche ultimo testimone di un’epoca straordinaria della quale ha voluto raccontare grandezze e contraddizioni, celebrando il funerale della propria classe sociale. A distanza di otto anni dalla prima edizione e nel sessantesimo anniversario dell’uscita del romanzo, con un titolo che più si addice allo spirito del libro, viene riproposta questa originale biografia dell’Autore del Gattopardo, arricchita di nuove annotazioni e aggiornata nella bibliografia.

  • MARZAPANE Manù, Reis e la Palma di: 12,00

    Partita a scacchi tra il Vissuto e il Sognato, il senno e le visioni di un uomo senza nome, detto Reis, che vive in pace la vecchiaia in un antico casale presso Cefalù. Reis ha trascorso trent’anni in Brasile prima di tornare in Sicilia per vincere la depressione e salvare dal punteruolo rosso una palma sua coetanea. La narrazione rinvia qua e là al pensiero di Wittgenstein
    e ingloba tre favole originali, rappresentazioni oniriche di altrettanti stili d’amore. La partita va avanti fino a quando Manù, il tenace amore di Reis, arriva dalla Calabria, forse per stabilirsi nel casale con lui.

  • GENTE DI MARE 3. Verso il Novecento di: 14,00

    Venne il Novecento e dai porti siciliani non partirono più i brigantini su cui capitani ed equipaggi s’erano avventurati negli oceani a loro sconosciuti. Era il secolo del Progresso e il progresso aveva bisogno di velocità, non poteva più navigare a vento. Non accadde, naturalmente, da un giorno all’altro. Fin dalla seconda metà dell’Ottocento la parola chiave era diventata Vapore ma ancora negli anni prossimi alla prima guerra mondiale, velieri palermitani, messinesi e trapanesi facevano la spola con i porti delle Americhe, e il Mediterraneo era solcato dalle snelle golette comandate dai padroni marittimi, e spesso semplicemente da «marinai autorizzati». Ci furono capitani che non abbandonarono mai la vela e che presero imbarco su un piroscafo solo a fine carriera, per completare gli anni di navigazione necessari per la pensione, come il capitano Giovanni Carson, discendente di un disertore scozzese che aveva combattuto con Nelson a Trafalgar.
    In quei mari ormai percorsi dal fragore infernale e meccanico delle caldaie, una famiglia di armatori palermitani – l’unica sopravvissuta fra quelle della grande marineria e tuttora in piena e cosmopolita attività – battezzò Silenzio il suo brigantino. E un capitano trapanese e sua moglie, nella traversata di ritorno da New York sul loro clipper  Silverstream regalarono al figlio, appena nato in pieno oceano, come secondo nome Atlantico. Per la prima volta nell’ultrasecolare storia della navigazione, sui registri delle capitanerie furono scritti nomi di donna; quattro giovani signore palermitane furono imbarcate, cameriere sui piroscafi passeggeri.
    Mutarono i nomi di battesimo dei bastimenti. Sbarcarono di poppa dai velieri santi, dei e semidei dell’Olimpo e presero il loro posto sui piroscafi quelli riferiti a località geografiche, città e nazioni: o a re e regine, principi e principesse; qualcuno fu dedicato allo spirito dei tempi, Avanti, Attività, Elettrico.

  • CHIACCHIERE DA BAR di: 10,00

    Tra battute esilaranti, clienti stralunati, ricordi nostalgici, calembours, situazioni strampalate ed a tratti incredibili, eppure verissime e quotidiane, la varia Umanità che frequenta il Bar Massaro strappa risate, riflessioni sulla vita, sul mondo del lavoro, sui rapporti umani, sulla follia e su usi e costumi della gente di Palermo e dei turisti di passaggio e mostra anche, in un gioco di specchi, uguali ed opposti, regolari e deformanti, il carattere dell’autore: graffiante, acuto, ironico, sornione, bastian contrario, spesso disincantato osservatore. Viene fuori un affresco di Palermo – che, infine, può essere rappresentativo di qualsiasi città d’Italia – ed il ritratto di un imprenditore che rimarrà un “cronista per sempre”.

  • MISTER GARIBALDI di: Savoia Salvatore 15,00

    Nel gennaio 1959 sulla banchina del porto di Palermo da un transatlantico proveniente da New York sbarca un uomo anziano, imponente e silenzioso, con un pesante cappotto grigio addosso. Manca dall’Italia da quasi quarant’anni. La sua è una storia singolare, drammatica e differente da quella dei milioni di emigrati che dalla fine dell’ottocento agli anni 30 traversarono l’oceano per cercare sicurezza o libertà. La sua vita è costellata da mille avventure e disavventure e da una miriade di personaggi che raccontano la loro storia di gioie o di dolore. Tutte persone che hanno provato o stanno provando a ridisegnarsi spazi, vita e sogni sulle sponde dell’Hudson o nella Palermo del dopoguerra. Sotto gli alberi rossi del Greenwich Village qualcuno di loro ce l’ha fatta e solo una vecchia insegna di uno store, il “Garibaldi”, riecheggia ancora icone e miraggi del vecchio mondo. Un romanzo insolito, in cui le illusioni sono
    costantemente sopraffatte dalle disillusioni, con il solo miraggio di un porto sicuro dove attraccare.

  • IO, ROSALIA N. di: Alù Rita 14,00

    “Nella Palermo del Seicento, una donna ritaglia per sé un destino non comune.
    Figlia del grande pittore Pietro Novelli, Rosalia fin da bambina prova un irresistibile trasporto verso il disegno e la pittura, ammirata e a volte quasi soggiogata
    dalla figura paterna. Volitiva e tenace, Rosalia costruisce giorno dopo giorno lo spazio di cui ha bisogno per esprimersi, dando dimostrazione di non essere “da
    meno” rispetto agli artisti dell’altro sesso. In età matura un profondo rapporto di amore materno la legherà a un’altra donna: Anna Fortino, nota ceroplasta palermitana,
    inizial-mente allieva della sua scuola per apprendisti pittori, alla quale riuscirà a trasmettere la sua passione e il suo coraggio.
    A partire da una documentazione non certo imponente, l’autrice disegna con pennellate sottili la vita travagliata della protagonista, supplendo in parte con la sua
    fantasia alle mancanze archivistiche: il risultato è un romanzo storico all’interno del quale la vera storia di una città e di un popolo fa da sfondo alla storia di una
    donna che ha sicuramente precorso i tempi”.

  • Piacere Bianca di: Alessandra Marcello 12,00

    Bianca è una bambina, ma solo nella mente e soprattutto nel cuore dei suoi genitori.
    Bianca è un pensiero, un pensiero d’amore, quell’amore che solo un genitore può provare e che, nel romanzo, fa vivere i protagonisti tra realtà e fantasia.
    Bianca è un’attesa, un’attesa narrata da un punto di vista speciale, quello della piccola protagonista, in una carrellata di volti, immaginari, luoghi, odori, sentimenti, storie private e in un’alternanza temporale giorno/notte che scandiscono magistralmente
    il ritmo narrativo.
    Una dimensione esistenziale che si intreccia a quella di fiaba dove la partecipazione attorno alla nuova vita che arriverà e la riflessione circa i cambiamenti di
    quelle già esistenti, avviene in un registro assolutamente corale. Bianca è una vita, una vita che lascia momentaneamente sospesi, che fa palpitare, che si guarda con le altre, che è bella sempre e comunque.

  • IN PRINCIPIO ERA DOLORES di: Maniaci Giorgio 14,00

    Carlo Barbisio, un single quarantenne, da sempre in cerca di una storia d’amore autentica, ripercorre, in un momento di grave crisi, tutte le storie sessuali e amorose della sua vita. Storie raccolte in un diario dalla copertina nera. E da dove cominciare se non dal principio, dal suo primo e indimenticabile amore catalano, Dolores? Dolores, è stata la donna che ha amato di più nella sua vita, e il cui amore viveva come indivisibile, perché non riusciva a separare, come in un mosaico, i “pezzi” di Dolores.

    Dolores fu la prima, e indimenticata, ma altre ne seguirono. Carlo Barbisio rivive, dunque, le storie rocambolesche, tragico-comiche, sessualmente grottesche della sua esistenza, e i tanti personaggi da teatro dell’assurdo, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, che hanno popolato la sua vita. La ragazza che amava le ingiunzioni paradossali, la donna del destino, la fanciulla dalle tentazioni irrealizzate, Miss incomunicabilità, la femminista castratrice di uomini, la fanciulla senza macchie. Oscillante tra passato e presente, tra ironia e rabbia, tra anticlericalismo e nevrosi, tra dialoghi surreali con il suo alter Ego e amici infrequentabili, In Principio era Dolores è un saggio incompiuto sulla condizione amorosa, un manuale sull’amore, un insieme di regole per evitare l’inevitabile coazione a ripetere, uno spaccato ironico sui danni di un’educazione violenta e illiberale.