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  • Piacere Bianca di: Alessandra Marcello 12,00

    Bianca è una bambina, ma solo nella mente e soprattutto nel cuore dei suoi genitori.
    Bianca è un pensiero, un pensiero d’amore, quell’amore che solo un genitore può provare e che, nel romanzo, fa vivere i protagonisti tra realtà e fantasia.
    Bianca è un’attesa, un’attesa narrata da un punto di vista speciale, quello della piccola protagonista, in una carrellata di volti, immaginari, luoghi, odori, sentimenti, storie private e in un’alternanza temporale giorno/notte che scandiscono magistralmente
    il ritmo narrativo.
    Una dimensione esistenziale che si intreccia a quella di fiaba dove la partecipazione attorno alla nuova vita che arriverà e la riflessione circa i cambiamenti di
    quelle già esistenti, avviene in un registro assolutamente corale. Bianca è una vita, una vita che lascia momentaneamente sospesi, che fa palpitare, che si guarda con le altre, che è bella sempre e comunque.

  • IN PRINCIPIO ERA DOLORES di: Maniaci Giorgio 14,00

    Carlo Barbisio, un single quarantenne, da sempre in cerca di una storia d’amore autentica, ripercorre, in un momento di grave crisi, tutte le storie sessuali e amorose della sua vita. Storie raccolte in un diario dalla copertina nera. E da dove cominciare se non dal principio, dal suo primo e indimenticabile amore catalano, Dolores? Dolores, è stata la donna che ha amato di più nella sua vita, e il cui amore viveva come indivisibile, perché non riusciva a separare, come in un mosaico, i “pezzi” di Dolores.

    Dolores fu la prima, e indimenticata, ma altre ne seguirono. Carlo Barbisio rivive, dunque, le storie rocambolesche, tragico-comiche, sessualmente grottesche della sua esistenza, e i tanti personaggi da teatro dell’assurdo, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, che hanno popolato la sua vita. La ragazza che amava le ingiunzioni paradossali, la donna del destino, la fanciulla dalle tentazioni irrealizzate, Miss incomunicabilità, la femminista castratrice di uomini, la fanciulla senza macchie. Oscillante tra passato e presente, tra ironia e rabbia, tra anticlericalismo e nevrosi, tra dialoghi surreali con il suo alter Ego e amici infrequentabili, In Principio era Dolores è un saggio incompiuto sulla condizione amorosa, un manuale sull’amore, un insieme di regole per evitare l’inevitabile coazione a ripetere, uno spaccato ironico sui danni di un’educazione violenta e illiberale.

  • Come uno che passa di: Bianco Vito 12,00

    La vita è quella del ricordo. Strana ipotesi, il presente, per non parlare del futuro: un giorno progresso e l’altro apocalisse. Vito Bianco lo sa che la vita è quella del
    ricordo e che bisogna andare a prenderla dove l’abbiamo lasciata l’ultima volta. Andare: c’è forse discorso senza viaggio? Poesia migrante, la sua; vettoriale: da
    Sud verso la direzione opposta, perché da un bel po’ il vento è girato e il canto giunge dall’Africa. Nella sua rotta tutta verticale avviene l’incontro con “i padri
    mai stanchi”, che vanno à rebours, come gli affaticati e gli insonni: la democrazia degli stati d’animo è l’ultimo spettacolo del mondo. Vito Bianco è andato al
    Nord, ha lasciato i suoi libri dalle parti di Agrigento: il grave, per ordine di Newton, sta a fondo. Le poesie, lette in sequenza, costruiscono una storia, e dal basso
    continuo del racconto emergono nitide le immagini di una quotidianità osservata con occhi da straniero: figure femminili “in giacca a vento blu”, “una bionda che
    sbadiglia”, “la lana di un pensiero che si smaglia”. Poesie urbane, come le tele di Sironi; ma urbane anche nell’accezione di starsene da canto.

  • COLLEZIONE PRIVATA Scrittori, persone e libri di: Cangelosi Salvatore 13,00

    Dalla sua posizione privilegiata, un libraio ormai smaliziato, ma sempre attento a ciò che gli succede intorno, osserva gli avventori della libreria dove lavora, un popolo strano fatto di intellettuali, scrittori e più in generale di “personaggi” con i quali, Salvo Cangelosi, intreccia la propria esistenza e le proprie riflessioni. Molti diventano amici, altri rimangono maestri, altri ancora si fermano semplicemente sull’uscio, non quello della libreria, ma quello della sua vita. Un repertorio di esistenze che è anche un repertorio bibliografico, perché non solo le persone parlano, in questo racconto corale, ma anche i libri, che, protagonisti indiscussi,
    tracciano il cammino di un uomo, ormai maturo, ma sempre alla ricerca di nuove verità. Un libro dallo stile inconfondibile, asciutto, ricercato e profondamente poetico. Una Collezione privata che per fortuna diviene patrimonio comune.

  • LE RAGIONI SOSPESE di: Tancredi Maria Anzalone 10,00

    Le ragioni sospese sono quelle della mente umana, le riflessioni, i motivi che ci tengono svegli e ci spingono a porci nuove domande, senza aspettarsi veramente una risposta. Sono le inquietudini lasciate divagare, tra realtà e finzione, naturale e artificiale, nella vita di tutti i giorni. Le passioni leggere che camminano sulle nostre teste e i desideri più profondi intrappolati fra cielo e terra, senza smettere di ondeggiare.

  • Gente di mare 2. Generazioni di: Genco Mario 14,00

    Scampati a chissà quale naufragio del tempo, nell’Archivio di Stato di Palermo cinque registri – Rapporti e Testimoniali di Capitani Marittimi – tenuti insieme a stento da copertine consunte e smozzicate e con i fogli in stato di preoccupante fragilità, testimoniano con stile sobrio, l’epopea dei capitani e dei loro equipaggi che, per quasi due secoli, legarono Palermo e la Sicilia ai quattro continenti. Con i bastimenti a vela prima, con i piroscafi poi. Storie collettive di viaggi avventurosi e spesso drammatici; di naufragi, di atti di eroismo e di sprofondi di paura, le cui radici marinare scaturiscono dalle date di imbarco e sbarco nelle stringate annotazioni personali segnate nei volumi del grande Libro della Gente di mare di 1a categoria. Nomi di famiglie che si avvicendano sulle grandi rotte oceaniche e su quelle, non meno insidiose, del Mediterraneo. Perciò, il sottotitolo di questo secondo volume Generazioni: per esempio, quelle ultra secolari dei Fileti, Pirandello, Di Bartolo, Rallo, Onorato, Trifiletti, con i nomi delle navi che comandarono, in pace e in guerra, e le onorificenze ricevute dai re Borbone, dalla regina Vittoria, da governi repubblicani. Le numerose medaglie al valor militare guadagnate nelle crudeli guerre marittime del Novecento, fino alla medaglia d’oro alla memoria del tenente di vascello (di complemento) Giuseppe Di Bartolo nella seconda guerra mondiale. Ci fu chi a Genova diventò leggendario, come Gaspare Fileti che, durante la prima guerra mondiale, comandò il transatlantico Duca degli Abruzzi su e giù per l’Atlantico sfuggendo sempre agli agguati degli U-Boot tedeschi. Ma ci sono anche le imprese, e i cospicui guadagni, dei corsari palermitani dell’Ottocento, come il bisnonno di Luigi Pirandello; fino alla vicenda del “Grande Ammutinamento”, come venne definita, all’inizio del XX secolo, la dura vertenza degli equipaggi della Navigazione Generale Italiana, che tennero decine di piroscafi fermi nei porti e per questo vennero processati per ammutinamento, il codice della navigazione ignorava la parola sciopero.

  • La filosofia dell’arredamento di: Edgar Allan Poe 11,00

    Con La Filosofia dell’Arredamento torniamo a leggere, nella versione originale, un acuto ed ironico saggio di Poe, nel quale lo scrittore americano delinea con intelligenza le buone strategie d’arredo e le relaziona con i costumi dei suoi contemporanei.
    Uno scritto che si rivela un’ottima chiave di lettura per interpretare anche le tendenze del gusto odierno. Questa nuova edizione risulta ampliata nella bibliografia e nel saggio finale che la accompagna.

  • Amatrice – Piccole storie per ricominciare di: Isabella di Chio 14,00

    Fiabe e non solo, piccole storie semplici, echi di vita tra macerie fisiche ed indistruttibili sentimenti. Storie vere e per questo anche senza finale, perché se le fiabe devono avere un happy end, le storie vere non finiscono, la vita scorre verso probabili nuovi finali.
    Isabella Di Chio racconta la gente di Amatrice, Accumoli, Cittareale e degli altri comuni feriti dal sisma, attraverso storie brevi ispirate alle tante persone conosciute in questi mesi di lavoro di inviata Rai.
    Restituisce la loro umanità coraggiosa attraverso un linguaggio semplice e dolcissimo.

  • Pantheon – Agenda della laicità interculturale di: Ricca Mario 20,00

    All’interno di una società caratterizzata dalla presenza di culture e di religioni differenti che vivono le une a fianco delle altre, è necessario predisporre una agenda che possa condurre gli stati e la politica verso una forma di convivenza condivisa dove tutti si sentino egualmente accettati ed egualmente rappresentati. Per farlo è necessario introdurre un nuovo concetto: quello di laicità interculturale. Una forma di laicità equirappresentativa ed equiresponsiva. Il saggio, dopo, una attenta disamina di cosa significhi laicità interculturale delinea, attraverso l’utilizzo di verbi coniugati all’infinito (governare, cibarsi, abitare, vivere, morire), come una laicità interculturale possa essere declinata nelle azioni che ognuno di noi compie ogni giorno e che sono rilevanti per noi e per gli altri.

  • Riflessioni politiche intorno all’efficacia e necessità delle pene di: Natale Tommaso 12,00

    Nel 1764, a Milano, il giurista illuminista Cesare Beccaria dà alle stampe il suo famoso saggio dal titolo “Dei delitti e delle pene”. Un testo che rivoluzionò il concetto di pena da comminare al reo e sancì l’inopportunità, se non l’inutilità, della pena di morte e della tortura. Quasi le identiche teorie filosofiche e analoghi principi giuridici sono contenuti nelle “Riflessioni politiche sull’efficacia delle pene” che cinque anni prima, nel 1759, il Tommaso Natale aveva abbondantemente elaborato. Solo che, per pigrizia e indolenza (forse anche per paura della onnipresente Inquisizione allora operante in Sicilia), preferì parlarne con amici di tutta Italia ma non darle alle stampe, tenendosi le sue “Riflessioni” chiuse in un cassetto di una scrivania del suo ricchissimo (di libri) studio dell’ampio palazzo sito a Palermo nei pressi di porta Termini, oggi via Garibaldi.

  • Polifemo. La cecità dello straniero di: Ricca Mario 14,00

    Cosa ha da dire Omero sulle migrazioni d’oggi? Quale messaggio è cifrato nelle avventure del suo eroe, Ulisse? Forse ‘nulla’ è la risposta più esatta. Entrambi ormai tacciono. Ma è la storia a far riecheggiare le loro parole trascorse. A distanza di 2700 anni dal tempo del padre-poeta dell’Occidente, il migrare si è fatto condizione intrinseca persino dell’essere stanziali, e il muoversi, per riflesso, significa attraversare mondi già resi familiari dalla comunicazione globale. Essere migrante è divenuta insomma connotazione universale dell’esperienza umana.
    Retrospettivamente, come in un esercizio fantastico di archeoantropologia letteraria, è possibile e in un certo senso inevitabile rintracciare nelle avventure di Ulisse il prototipo dell’odierna grammatica dello spostamento e dell’incontro, del fuori e della casa, dell’anelito attraverso l’altrove alla creazione di una propria dimora.
    Tutto è condensato nel paradigma dell’ospitalità, trasfigurato e perciò scarnificato nel confronto tra Ulisse e Polifemo. Nell’antro del Ciclope si consuma il dramma dell’accecamento, della cecità causata dall’Altro e prima ancora rivolta contro di lui: riflesso e icona dell’inospitalità e dell’incapacità di conoscere e riconoscersi nell’estraneo. L’odierno dà voce a quell’avventura, alle sue immagini, perché l’antro di Polifemo si svela metafora presente dell’intero pianeta, dove tutti si scoprono ormai ignari migranti reciproci, ospiti involontari dell’Alterità. Lo spazio globale è intimamente e ineluttabilmente condiviso da tutti; l’essere autoctoni o stranieri non è più che un momentaneo costume di scena, pronto ad essere scambiato. Al fondo, proprio quel che Omero narra di Polifemo e Ulisse, schiudendo così le conseguenze del loro incontro alla nostra coscienza di moderni attraverso l’immagine dell’infinito viaggiare, l’Odissea, assunta come condizione esistenziale dell’umano e fine immanente alla sua eterna avventura conoscitiva.

  • Il posto del pittore di: Bianco Vito 10,00

    Cosa vediamo davvero quando guardiamo un dipinto? In che misura quel che abbiamo letto su un quadro famoso condiziona la nostra ricezione?
    Attraverso la ricostruzione dettagliata di un’ostinazione interpretativa che elude persino l’evidenza di una prova storica, questo breve ma stringente saggio vuole essere, prima di tutto, una storia esemplare di “accecamento critico”; ma è anche, quasi natural-mente, una meditazione sulla necessità di tornare a guardare le opere d’arte in modo consapevole ma senza timori reverenziali o filtri esegetici che, quanto più autorevoli, tanto più spesso impediscono di vedere (e godere) ciò che le opere offrono allo spettatore capace di mettersi in contatto con la visione dell’artista.